CARLO LEVI – NUDO

CARLO LEVI

NUDO

1931

olio su tela, cm 128 x 104 firmato in basso a destra

iscrizione sul telaio 412/31 recante il timbro di autentica e annotazione della registrazione dell’opera al n. 369 nel registro delle autentiche della Fondazione Carlo Levi Roma.

 

Il nudo è un soggetto che viene ripreso in tutto il linguaggio pittorico di Carlo Levi, ma

con differenti interpretazioni. Sono lontani i corpi levigati e perlacei delle donne degli

anni Venti. Il reale non è più rappresentato secondo un sereno, intimo e idealistico

colloquio tra il pittore e le cose, ma con strumenti che provengono dall’espressioni-

smo europeo e dalle recenti acquisizioni nell’ambito della psicanalisi e dell’antropolo-

gia. Il ritratto del corpo femminile diventa l’allegoria di una realtà storico-esistenziale

drammatica e angosciosa, l’artista va oltre la realtà apparente e cerca di indagare e

riprodurre la realtà interiore. Attraverso una pennellata densa e “ondosa,” così defini-

ta dallo stesso Levi, il colore prende il soppravvento sulla composizione, sfalda i con-

torni della figura, annullando i dettagli ambientali.

Gli occhi chiusi della modella, rimandano a una nuova iconografia che compare nelle

opere di Levi tra il 1933-1934, quella delle “figure dormienti”, connessa all’idea di una

momentanea sospensione della razionalitĂ , sottolineando la presenza di una forte

carica di indistinta vitalità, che è anche quella nascosta del sonno o del sogno, ma che

la fisicitĂ  del corpo riporta al contatto con la realtĂ .