SILVIO PASOTTI (Bergamo 1933 – Milano 2026)

SILVIO PASOTTI
AUTORITRATTO, 1978
tecnica mista su tela cm 150 x 103

Silvio Pasotti nasce a Bergamo il 16 dicembre 1933 e si forma all’Accademia Carrara di Bergamo, allora diretta da Achille Funi. Dal 1951 collabora con l’Istituto Italiano d’Arti Grafiche, dove ha modo di fare esperienza nel campo della litografia. Dal 1953 al 1957 soggiorna e lavora a Malaga e a Parigi. La sua prima personale viene ospitata a Bergamo nel 1955 da Giorgio Cesarano e in seguito partecipa a varie rassegne in Italia e in Europa. Nel 1958 trasferisce il suo studio nella Torre Velasca, a Milano. Qui conosce vari giovani architetti della scena milanese con i quali nel decennio che segue collabora alla realizzazione di alcune opere pubbliche. Nel 1964-1965, infatti, crea ambientazioni plastiche per grandi decorazioni alla scuola di San Donato Milanese e nel Palazzo dei Congressi di Sirmione, progettati da Virgilio Vercelloni. Nel 1967 dipinge i grandi pannelli sagomati in alluminio per la Sala Consiliare del Comune di Segrate progettata da Achilli, Brigidini, Canella e Lazzari, mentre l’anno seguente realizza il grande mosaico esterno della scuola di Pieve Emanuele degli architetti Achilli, Brigidini e Canella. Nel 1969 si trasferisce a Parigi nell’atelier dove lavorò lo scultore Deruelle e vi rimane fino al 1977, quando fa ritorno a Milano e inizia un ciclo di ritratti di famiglie lombarde. In questi anni visita piĂą volte New York, San Francisco ed Egitto, traendone ispirazione per le sue opere. Nel 1982 realizza per la casa editrice Electa una galleria di venticinque ritratti di intellettuali e storici dell’arte oggi trasferita alla casa editrice Skira. Nel 1988 si reca in Sardegna, dove crea alcune ceramiche (piatti e vasi) che gli serviranno come esperienza plastica per dar vita a una serie di sculture sulle automobili Ferrari. In seguito alla morte di Enzo Ferrari, l’artista inizia a creare sculture e dipinti sul tema delle automobili di Maranello, tra cui una grande tela sul mito della casa automobilistica. Alimentandosi del bagaglio di soggetti che gli è proprio, la produzione dell’artista prosegue fino a oggi, arricchendo la sua galleria di ritratti ed esponendo in varie cittĂ  d’Italia e d’Europa in mostre collettive e personali. Le piĂą recenti, in ordine cronologico, sono “How evil is Pop Art? New European realism 1959-1966” al MASI di Lugano (23 settembre 2018 – 6 gennaio 2019) a cura di Tobia Bezzola, “Milano pop. Pop Art e dintorni nella Milano degli anni ’60/’70” presso lo spazio espositivo di Palazzo Lombardia a Milano (4 aprile – 29 maggio 2019) a cura di Elena Pontiggia e, infine, la mostra permanente online “Finarta Museum, Parigi-Londra” consultabile su invito personale. Silvio Pasotti è seguito dalla Galerie Daniel Gervis di Parigi. Vive e lavora tra Milano, Venezia e Parigi.

STILE

Silvio Pasotti appartiene a quella categoria di artisti-esploratori in grado di produrre arte tanto nella bottega quanto sui contrafforti del territorio, non limitandosi sul piano storico e geografico alla sola magnifica cornice di Bergamo. Il tema del viaggio è ricorrente nella sua carriera, un percorso ben programmato lungo due chiare direttrici: l’intelligenza del “fare” e l’abilità di ricercare sempre ulteriori prospettive di osservazione della realtà.

Caratterizzato da un instancabile sguardo rivolto al futuro anche nella sua produzione più recente, Silvio Pasotti, di classe prebellica e vita postbellica, indaga lo spirito e il gusto dei tempi moderni, emancipandosi dalla tradizione e dalla stagnazione culturale con un approccio specialistico e d’avanguardia alla postmodernità.

In una società caratterizzata dalle dimensioni planetarie dell’economia e dei mercati finanziari, dall’aggressività dei messaggi pubblicitari, dall’invadenza di Internet e del medium televisivo, la sua rilettura della storia genera un nuovo stile, un’estetica ironica e spregiudicata in cui non è in vigore alcuna distinzione tra cultura alta e cultura di massa. Il colore diventa segno e facilita la commistione del vicino e del lontano, del presente e del futuro, del reale e dell’irreale in una proiezione narrativa che poco attiene alla finalità di un linguaggio formale indiscutibilmente chiaro, ma che testimonia lo sguardo che l’artista rivolge all’opera realizzata e, attraverso di essa, allo spettatore finale.

Al centro della sua estetica, un linguaggio ironico e utopico, diverso dal dileggio dadaista, non critica gli oggetti della realtĂ  e della razionalitĂ  industriale, ma ne vede una seconda utilitĂ , dando forma a nuovi mondi possibili in cui esse diventano creature protagoniste dinamiche. Pasotti ha manipolato il lessico fresco e disinvolto della scuola pop-immaginifica inglese, francese e italiana, giocando a deformare gli elementi tipici del quotidiano e della realtĂ , stravolta dalla presenza di oggetti ludici e di corpi carici di erotismo.